PERCHE' DONARE?

…alcuni tratti della lettera scritta da Daniela, la mamma di Alice una bimba disabile di Torino, affetta da una rara sindrome.

Questa lettera è pubblicata on line.

“La vita con un figlio disabile signori miei non è affatto semplice.

È una vita piena e felice ma anche tanto triste e piena di dolore.

Vi fermate mai un attimo a pensare quanto dolore ci può essere nel cuore di un genitore o di un fratello di un bimbo disabile? Provate a pensare a quante volte vi si stringe il cuore perché il vostro bambino sta male, magari per una influenza …

Li avete bene in mente quegli occhi? Gli occhi della sofferenza? Ecco, noi genitori o fratelli di un bambino disabile quegli occhi spenti, quella sofferenza ce l’abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.

Questa terribile malattia ha causato alla nostra principessa malformazioni ossee, problemi cerebrali, respiratori, sordità, cecità, oltre a essere idrocefala. Alice ad oggi ha subito due interventi per rimodellamento cranico, due interventi per la valvola per idrocefalo, uno per tracheotomia ed infine uno per la PEG che serve per alimentarsi.

La nostra bimba in pochi anni di vita si è trovata ad affrontare così tante difficoltà senza MAI perdere il sorriso e noi con lei.

Non si tratta però di una malattia banale e superabile … ma di una malattia gravemente invalidante e spesso anche mortale. Pensate a quanto dolore ci può essere. È giusto chiamarci guerrieri, perché lo siamo nostro malgrado. Lottiamo ogni giorno per far rispettare i diritti dei nostri sfortunati figli, ci dobbiamo caricare di rabbia per vomitarla tutta davanti all’ignoranza e cattiveria che dilaga.

Dobbiamo improvvisarci medici perché spesso non conoscono la sindrome di tuo figlio e anche organizzatori provetti per prenotare e incastrare visite , ricoveri e terapie. Dobbiamo essere per forza RICCHI altrimenti le visite le puoi fare solo dopo anni di attesa, e non sono visite per un raffreddore.

Dobbiamo essere avvocati, badanti ed infermieri , asciugare continuamente la saliva e cambiare pannolini su pannolini anche quando il bambino, più bambino non è!  pulire la peg, aspirare moccio perché tuo figlio il naso mica se lo sa soffiare…

Dobbiamo spesso rimanere chiusi in casa perché da soli con un bambino in sedia e magari un fratellino piccolo non ce la fai.

Dobbiamo diventare “disoccupati” perché per l’assistenza non ci sono i fondi e ancora diventare veggenti perchè noi, il futuro, non possiamo stare li ad aspettarlo come tutti ma ce lo dobbiamo immaginare, inventare e creare con mille difficoltà, con la paura costante di morire senza aver lasciato a tuo figlio una vita dignitosa.

Dobbiamo pregare che i nostri figli MUOIANO più tardi possibile, ma comunque PRIMA DI NOI perché il tuo bambino rinchiuso in una clinica , solo come un cane, proprio non lo vuoi immaginare. È atroce desiderare di vedere morire tuo figlio eh? Dobbiamo rassegnarci a non capire quale dolore ha nostro figlio perché non sa spiegarlo o non sa parlare…”

Questa lettera avrebbero potuto scriverla diversi dei familiari del Fuorionda.

Cambiano le malattie, le disabilità, c’è chi c’è nato, chi lo è diventato in seguito ad un incidente o ad una malattia che ha cambiato radicalmente e irrevocabilmente la sua vita e di chi gli sta accanto.

Ciò che rende straordinarie queste famiglie è la loro capacità – disarmante – di vivere ogni giorno – giorno per giorno – apprezzando le piccole cose che forse, la frenesia di tutti i giorni, talvolta, ci fa sottovalutare…

Ogni volto che vedrete nel prossimo video ha una storia. Ogni ragazzo un bagaglio personale che rende speciale il Fuorionda…    Questa è la nostra storia…

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